Incontro dei rappresentanti degli studenti del Corso di Laurea in Scienze dell'Architettura con il Presidente del Corso di Studi A.R. Burelli ed i docenti della Laurea Specialistica in Architettura, svoltosi venerdì 13 giugno 2006 alle ore 10.00 in aula di dipartimento.

resoconto

A.R. Burelli introduce speigando la richiesta da parte dei rappresentanti degli studenti: i problemi alla specialistica ci sono, come se non bastasse il nuovissimo ordinamento partirà con l'A.A. 2009-2010 (e non con il prossimo) ed infine non c'è un docente "forte" – una persona con un certo curriculum –che attragga gli studenti; bisognerebbe (come si fa in molte scuole) avere il progetto d'anno a cui convogliano tutte le discipline (dice che non è possibile, anche per esperienza lavorativa, portare avanti molti progetti in parallelo); si procede quindi in un primo tempo comunemente, poi in parallelo (lasciando dunque indipendenza alle discipline sulla parte teorica d'analisi del progetto). L'invito però è quello di mantenere toni accesi solo all'interno dell'ambito accademico: certe questioni, portate alla stampa, possono essere manipolate e soffrono dell'interesse solo momentaneo (mettendole, in un secondo tempo, in ombra): bisogna rimanere compatti ed agire premendo sui giusti organi decisionali interni all'Università.

S. Cacciaguerra puntualizza: bisogna trovare un project leader per il percorso d'anno, viene da sé tutti i docenti devono aderire volontariamente (non si possono certo obbligare); iniziano i problemi tra i presenti alla riunione, Cacciaguerra parla di "incomunicabilità trasversale".

A. Pratelli vede nei semestri l'unico problema attuale della specialistica, soprattutto nella divisione delle materie trimestrali in due soli periodi didattici (che rende impossibile il coinvolgimento ad un unico progetto per più corsi), cosa messa in atto un anno e mezzo fa (sotto la presidenza Pratelli, analizza S. Cacciaguerra).

L. Tramontin analizza che i due corsi che tiene al primo anno di L. Specialistica seguono progetti distinti (nonostante siano sullo stesso tema), cosa dettata soprattutto dal programma differente del canale parallelo al suo nel corso del primo semestre (tenuto da A. Santarossa).

Interviene J. Cesa e pone le seguenti problematiche, oggetto della riunione:

  1. la specialistica non è affrontabile, ora come ora, nei 2 anni previsti (dato non certo fondamentale, ma indicativo di una situazione "non nella media");
  2. il carico orario raggiunge le 36 ore settimanali (primo semestre del primo anno), con tutte le conseguenze di qualità dello studio (oltre che di semplice mantenimento "in pari" col lavoro richiesto nei corsi);
  3. i progetti/elaborati richiesti sono, prendendo ad es. il primo anno, curr. Progettazione dell'architettura: Composizione arch. ed urb. (progetto), Progettazione per recup. edif. (progetto, riprende il precedente), Scienze e tecnologia dei mat. (progetto), Tecn. dell'arch. (riprende il progetto di comp.), Tecnica delle costr. 2 (progetto), Restauro II (progetto), Restauro I (elaborato), St. dell'arch. mod. (elaborato), Tec. e pian. urb. (elaborato).

Intervengono L. Tramontin, O. Lanzarini e C. Conti e mettono in discussione quanto detto da J. Cesa chiedendo come mai gli studenti vogliano lavorare meno. La Lanzarini parla di impreparazione (essendo costretta a richiedere all'esame un argomento preparato ad hoc). Viene ribadito che, per esempio, i progetti di composizione, progettazione e tecnologia sono "integrati" e che gli elaborati (definiti tesine) sono normali in un percorso di studi. Tramontin evidenzia che alcuni corsi (che sul manifesto di studi risultano tali, in cui non è dunque richiesto un elaborato) sono in realtà laboratori (dove l'elaborato è richiesto) e che ciò crea il problema.

J. Cesa replica che, esclusa la semplice analisi quantitativa della didattica, c'è un reale problema di sovraccarico degli studenti che, a detta anche degli stessi docenti, comunque non arrivano ad un alto livello qualitativo (a fronte di un comunque alto impegno). Viene portato l'esempio di due studenti (non citati direttamente), che hanno conseguito la Laurea Triennale entrambi con 110/110 rispettivamente in 2,5 e 3 anni e che ora non riescono a rimanere al passo con gli esami alla Laurea Specialistica. La risposta data in merito è che sempre è stato così, se si vogliono dei risultati soddisfacenti.

L. Croce presenta delle possibili configurazioni di integrazioni tra corsi: emerge il problema della suddivisione dei corsi nei due periodi didattici, che riduce di molto le configurazioni disponibili (escludendo alcune delle presentate). Seguono vari interventi che non risolvono le questioni proposte (sia per motivi pratici sia per la messa in discussione delle stesse come sopra riportato). L. Croce analizza che la sua disciplina (Restauro), non può essere insegnata teoricamente, deve bensì essere applicata al progetto. Sorge il problema del mancato coordinamento dei due esami di Restauro della L. Specialistica, che potrebbero convergere ad un progetto comune.

Interviene S. Sorace che invita anzitutto a concentrare le attenzioni al nuovissimo ordinamento (che richiederà molto impegno di coordinamento e di studio della didattica), anche se, viste le istanze proposte, ammette che pure l'attuale corso di studi merita un'adeguata attenzione. Spiega che il corso di Tecnica delle costr. 2 non può essere agganciato ad un progetto d'anno: il corso precedente (Tecnica delle costr., L. Triennale) non permette di giungere alla fase progettuale (ma si ferma a quella di analisi/verifica), quindi il progetto d'esame dev'essere sufficientemente semplice e lineare (quindi incompatibile con gli elaborati degli altri insegnamenti paralleli). Il secondo corso da lui tenuto (Riabilitazione strutt., secondo anno) invece si presta (avendo già le basi) al collegamento con Restauro 1 e 2 (dell'anno precedente, Croce si dichiara disponibile).

D. Raffin chiede se il campione di persone prese ad esame per queste rimostranze sia adeguato; la risposta, da parte del rappresentante, è positiva trattandosi di 15-20 persone; S. Cacciaguerra replica che non sta che ai rappresentanti decidere l'adeguatezza o meno del campione del sondaggio.

La didattica (ed il metodo della stessa) della L. Specialistica risulta, dal prosieguo della discussione, fuori discussione; S. Cacciaguerra analizza i problemi del triennio ("di cui nessuno si lamenta"), che portano alla Specialistica degli studenti impreparati; alcuni docenti concordano, A. Pratelli analizza l'incoerenza dell'affermazione (essendo Cacciaguerra titolare dei corsi di urbanistica agli ultimi anni di entrambe le lauree); la replica precisa che il discorso riguarda la preparazione generale in tutte le discipline.

Alla conclusione Sorace invita il rappresentante degli studenti a segnalare puntualmente i problemi dei singoli corsi onde permettere un reale e preciso dibattito in merito. L'assemblea si chiude con un nulla di fatto riguardo le istanze esposte.

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